L'Università d'Europa: l'armonizzazione dei sistemi di istruzione superiore
Paolo Blasi

Diamo adesso inizio alla parte scientifica di questa giornata. Per prima cosa desidero salutare tutti i partecipanti illustrissimi che con la loro presenza rendono omaggio a Luigi Amaducci. In particolare, vorrei ringraziare Riccardo Pratesi, Piero Manetti e Giancarlo Pepeu, che si sono fatti promotori di questa giornata e l'hanno organizzata con tanta cura. Quando Riccardo mi parlò della sua idea, fui subito molto soddisfatto di questo modo di ricordare Luigi perché è il modo che lui avrebbe certamente preferito.

Il tema sul quale ho il compito di intrattenervi per alcuni minuti è quello dell'Università d'Europa, ovvero l'armonizzazione dei sistemi di istruzione superiore.

Vorrei cominciare ricordando proprio una delle caratteristiche del lavoro svolto insieme a Luigi. Luigi è stato non solo il medico, il ricercatore di cui si è parlato finora, ma è stato anche l'organizzatore, colui che ha dedicato parte del suo tempo a trasformare il nostro sistema nazionale di ricerca, e in particolare il nostro Ateneo, per sprovincializzarlo ed inserirlo nel contesto mondiale ed europeo in cui era abituato a lavorare. Devo ricordare anche che questa sprovincializzazione si è realizzata. Oggi possiamo dire che il nostro Ateneo, che ha ormai rapporti scientifici con oltre trecento Università in tutto il mondo, è conosciuto per le attività di ricerca che vi si svolgono, è conosciuto per l'efficienza dei propri uffici nell'ambito dei rapporti internazionali. Se visitate le varie Direzioni Generali a Bruxelles, vi sentite dire: "Ah, venite da Firenze, voi avete degli ottimi funzionari!". È doveroso ricordare che questo è merito di Luigi Amaducci, che con grande tenacia, con forte atteggiamento propedeutico e didattico, ha formato queste strutture e le persone, dando loro entusiasmo e consapevolezza. Così il nostro Ateneo si trova oggi in una posizione vantaggiosa per affrontare quella che è la sfida degli anni Duemila, cioè la globalizzazione della formazione superiore.

Dal 5 al 9 ottobre 1998 si è tenuto a Parigi, un convegno organizzato dall'UNESCO. Questo importante evento è stato preparato da cinque convegni, uno per continente: quello europeo si è tenuto a Palermo nel settembre del 1997, organizzato dalla Conferenza dei Rettori italiana ed europea insieme al CEPES dell'UNESCO. Ebbene, il convegno mondiale di Parigi (al quale ho partecipato e dove ho anche avuto l'onore di sostituire il nostro Ministro) ha visto la partecipazione di tutti i Paesi del mondo con delegazioni ufficiali - dato che l'UNESCO è una realtà politica - e su un tema, quello della formazione superiore, che solo 20-30 anni fa avrebbe riguardato poche élite dei Paesi più sviluppati.

Voglio sottolineare, dato che ho seguito con grande attenzione tutto il convegno, alcuni punti che sono emersi in quella occasione e che sono contenuti nel documento conclusivo approvato poi da tutti gli Stati per mezzo di oltre 140 Ministri della Formazione o della Ricerca (le organizzazioni ministeriali hanno denominazioni diverse da paese a paese).

Che cosa è emerso da questo convegno? È emerso che gli anni Duemila saranno caratterizzati da una ulteriore espansione della formazione superiore. È stato detto che dal '50 ad oggi gli studenti nel mondo universitario sono passati da dieci milioni a circa ottanta milioni. Si prevede che rapidamente supereranno i cento milioni.

Possiamo quindi vedere l'inizio del prossimo millennio come caratterizzato quasi dall'obbligo della formazione superiore. La società industriale ha creato l'obbligo della scuola elementare, della formazione elementare. Poi la società post - industriale ha richiesto l'estensione dell'obbligo alla scuola media e poi alla scuola superiore. Il Ministro, poco tempo fa, quando gli dicevo: "Mi sembra che 15 anni sia una cosa risibile, vediamo di uniformarci all'Europa", replicava: "Stiamo preparando un disegno di legge per estendere a 18 anni l'obbligo della scuola superiore".

La società della conoscenza invece richiede e richiederà che la formazione obbligatoria arrivi a livello universitario. E vorrei sottolineare un aspetto che è emerso in questo convegno e che è stato evidenziato molto bene dal Ministro francese, il Ministro Allegre, e cioè che via via che si sposta l'obbligo scolastico verso la formazione superiore - e questo in un contesto nel quale si parla sempre più di formazione ricorrente e continua - si ha anche un processo di unificazione della formazione, cioè di tutti quei rami paralleli in cui si articolava la formazione precedentemente. Molti di voi, come il sottoscritto, quando hanno fatto l'esame di ammissione alla scuola media, sapevano che entravano in un canale che li portava verso l'Università e che era destinato a formare la classe dirigente del Paese. Chi non seguiva questa strada usciva dalla scuola per entrare nel mondo nel lavoro o si sceglieva un altro canale, quello tecnico, quello professionale, che portava ad altri sbocchi. Allegre ha detto: "Non si parlerà più di canali paralleli di formazione, ma si parlerà di un canale unico di formazione, nel quale dovranno esistere degli equilibri tra la formazione globale, metodologica, critica e quella che è la formazione di tipo professionale". Cioè si sta andando verso una riconsiderazione dell'uomo come uomo che non solo sa, ma sa anche fare.

Certamente questo percorso è tutto da costruire, ma credo che avere chiaro in mente in che direzione si deve camminare sia molto importante per non fare errori che, nel campo della formazione, poi producono guasti per tempi molto, molto lunghi.

Un altro aspetto emerso da Parigi è che la formazione superiore non può prescindere da una qualificata attività di ricerca. A me ha fatto molto piacere sentire il Ministro cinese della Formazione dire che il loro Paese - ricordiamoci: un miliardo e duecento milioni di persone - è arrivato tardi alla formazione superiore. Ha detto: "Solo da cento anni abbiamo capito il valore di questo" ed ha voluto sottolineare la rilevanza del fatto che, senza un'attività di ricerca, la formazione superiore diventa rapidamente obsoleta e non risponde alle esigenze di una società che cambia, che cresce e nella quale le conoscenze si moltiplicano, raddoppiano ogni cinque anni.

C'è stato inoltre un generale riconoscimento dell'esigenza che la ricerca e la formazione superiore si sviluppino in strutture autonome, cioè in strutture nelle quali l'autonomia di iniziativa e le libertà accademiche di ricerca didattica siano garantite. Anche questa è stata una sorpresa, sentire parlare in questi termini i Ministri di tutti i Paesi del mondo, indipendentemente dai regimi politici dai quali provengono: sono valori nei quali noi abbiamo sempre creduto e per i quali continuiamo ad operare.

Naturalmente tutto questo richiede una allocazione propria di risorse e questo è stato un appello condiviso da tutti. I governi, la Banca Mondiale, tutte le istituzioni che si occupano di formazione superiore debbono destinare più risorse al sistema formativo universitario e su questo noi, come Paese, siamo molto più indietro degli altri Paesi europei. In questi giorni avete letto delle manifestazioni degli studenti liceali in Francia. Perché gli studenti francesi stanno manifestando? Stanno manifestando perché vogliono che le classi dei licei non abbiano più di 35 studenti, dato che oggi in Francia le classi hanno tra 35 e 40 studenti. Il nostro Paese, invece, ha classi che, dalle medie alle superiori, sono di 20-25 studenti. In altre parole, siamo un Paese che spende relativamente molto di più per la formazione media e media superiore, piuttosto che per l'Università. Per quest'ultima spendiamo infatti, a parità di studenti, la metà della Francia.

Questo fatto, quindi, è rilevante perché, se nel nostro Paese non si fa questo salto qualitativo nella allocazione delle risorse, noi rimaniamo indietro in un campo come quello della formazione superiore che è necessario e strategico per lo sviluppo non solo economico, non solo produttivo di un Paese, ma anche sociale, politico, ecc. Dunque questo è il quadro nel quale si collocano oggi i problemi della formazione superiore e in questo quadro, si è collocato a livello europeo il documento della Sorbona. Nel maggio di quest'anno quattro Ministri della Comunità Europea, cioè i Ministri inglese, tedesco, francese ed italiano (il nostro Luigi Berlinguer), si sono riuniti in occasione degli ottocento anni dell'Università della Sorbona ed hanno siglato un documento nel quale si prospetta l'obiettivo dell'armonizzazione o della convergenza dei sistemi formativi superiori in Europa. Perché convergenza? Perché la mobilità nello studio e nel lavoro sta diventando un fatto naturale in Europa e non solo in Europa. I programmi "Erasmus" hanno spinto molto in questa direzione, sono stati molto efficaci; adesso abbiamo "Socrates" e vari altri programmi comunitari. Perché uno studente possa studiare per una parte del suo tempo in una Università e per una parte in un'altra, è necessario che sia riconosciuto quello che fa e quindi sia introdotto il sistema dei crediti, così come è necessario che, quando raggiunge un livello accademico, questo livello gli venga riconosciuto tale anche dagli altri Atenei. Questo, attraverso accordi bilaterali e plurilaterali, è già un processo in corso. Però si parte da sistemi molto diversi e vorrei, tanto per darvi un'idea, illustrarvi il sistema francese che ha già ridotto ad unum il processo: dalla scuola materna, attraverso la scuola elementare fino alla scuola superiore. Poi c'è il sistema universitario che è invece estremamente diversificato: l'obiettivo dei Ministri dell'educazione europea è oggi quello di cercare di armonizzare l'architettura della formazione post-superiore. Infatti, per quanto riguarda la formazione pre-universitaria esistono solo alcune differenze di durata; i francesi impiegano dodici anni per arrivare all'Università, noi ce ne mettiamo tredici, l'Irlanda undici e in media tutti gli altri Paesi dodici. Quindi dobbiamo cercare di uniformarci, perché non possiamo mettere i nostri studenti nella situazione svantaggiata di arrivare troppo tardi nel mondo del lavoro: il problema oggi sul tappeto è quindi quello di armonizzare la struttura della formazione superiore.

Quale è lo schema verso il quale si sta lavorando? Partendo dall'alto, per prima cosa occorre armonizzare quelli che sono i dottorati di ricerca, e questo è un lavoro abbastanza semplice, perché nei vari sistemi si sa che cosa vuol dire dottorato di ricerca. Poi c'è il livello sottostante, che è quello della laurea nel nostro caso, della maitrise in Francia, del master in Inghilterra. Questi livelli corrispondono a 4-5 anni di studi universitari (salvo il caso di Medicina) ed anche su questa armonizzazione non si incontrano grosse difficoltà.

Dove il problema diventa più difficile è l'armonizzazione del primo livello di diploma universitario, cioé la licence in Francia, il bachelor in Inghilterra e via dicendo. Su questo le realtà sono molto diverse da nazione a nazione e quindi è avviato un lavoro per cercare di capire cosa si può fare per uniformare questo tipo di diploma. Ma in questa armonizzazione si incontra un'ulteriore difficoltà, che nasce dal livello di professionalizzazione di questo tipo di diploma. Da una parte vi è la necessità che questi diplomi siano subito spendibili verso l'esterno; dall'altra, vi è la necessità che permettano di proseguire nella catena formativa che, come sappiamo, continuerà per tutta la vita. Non è facile oggi armonizzare queste due esigenze. Certamente sarà necessario mantenere una grande flessibilità almeno per un certo periodo e infatti il nostro governo, con il Ministro Berlinguer, prima che lasciasse il Ministero dell'Università e della Ricerca, ha firmato la seconda nota di indirizzo che indica le linee su cui muoversi.

Che il problema non sia facile è dimostrato dalle reazioni suscitate dal documento della Sorbona, sia da parte di molti Paesi che l'hanno sottoscritto che da parte delle Conferenze dei Rettori degli stessi Paesi che hanno siglato il documento della Sorbona. È prossimo a Vienna un incontro delle Conferenze dei Rettori di tutti i quindici Paesi dell'Unione Europea, insieme ai Direttori Generali dei vari Ministeri, proprio per discutere anche questo argomento e mettere a punto delle linee operative.

Credo che ci aspetti un periodo interessante, dal punto di vista dello sviluppo e delle modifiche che gli Atenei debbono operare sulle architetture dei loro corsi e dei loro percorsi formativi, però bisogna agire in un'ottica che non dimentichi la stretta connessione che ci deve essere tra ricerca e formazione, che non dimentichi che ci devono essere più risorse. Qui lasciatemi ricordare un concetto che Luigi Amaducci - che era un ricercatore vero e che quindi non poneva soltanto il problema ma cercava anche le soluzioni - sottolineava spesso quando si discuteva di come fare le cose. Vale a dire che in un Paese vi è correlazione tra spesa sanitaria e livello di istruzione dei cittadini: più il cittadino è istruito, minore è la spesa sanitaria. Allora questo è anche un modo per innescare un processo di recupero delle risorse per trasferirle dal sistema sanitario al sistema formativo. È necessario avviare questo processo virtuoso di migliore efficienza nell'uso delle risorse.

Con questo vorrei concludere il mio intervento.

Esprimo a Maria Pia ed ai figli di Luigi un affettuoso ricordo e li abbraccio. Loro sanno quanto io sono stato legato a Luigi e quanto Luigi abbia rappresentato e rappresenta per me, e quanto ha inciso nella vita di questo Ateneo.

Paolo Blasi è Rettore dell'Università di Firenze.


Edited by Riccardo Pratesi. Created: 03/11/1998 - Last Update 03/11/1998